La chirurgia del sacco endolinfatico si propone di aggredire la potenziale sede di ostruzione che causa l’idrope. Esistono 4 diversi tipi di tecniche:
La chirurgia del sacco endolinfatico rimane tuttora una scelta molto controversa. Uno studio in doppio cieco con placebo (Thomsen, 1981) ha dimostrato assenza di significative differenze tra un gruppo di 30 pazienti sottoposti a shunt endolinfatico-mastoideo e un gruppo analogo di pazienti sottoposti solo a mastoidectomia. Le potenziali complicanze di questa tecnica sono la liquorrea e la meningite.
La sezione del nervo vestibolare resta la procedura più efficace per il controllo delle crisi vertiginose e permette la conservazione dell’udito del paziente. L’approccio è di tipo neurochirurgico (fossa cranica media o retrolabirintico/retrosigmoideo) e questo rende tale scelta non sempre ben accettata dai pazienti menierici. Le complicanze includono potenziali danni al nervo facciale e cocleare, la liquorrea e la meningite (13% dei casi). Nei pazienti con curva audiometrica particolarmente compromessa si può effettuare una labirintectomia chirurgica attraverso un approccio mastoideo o transcanale.
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